Roma, calano i turisti ma aumentano i b&b. E quelli abusivi superano il 50%
di Camilla Mozzetti
Pare quasi una contraddizione: la Capitale d'Italia, scrigno di monumenti e bellezze che tutto il mondo invidia, perde turisti e alberghi ma vede aumentare il numero dei bed and breakfast, il 50% dei quali, secondo un report della Guardia di Finanza, risulta essere abusivo. 

Benvenuti a Roma. Nella grande bellezza che parla, in ambito turistico, per paradossi. Nel 2010, ad esempio, le presenze negli hotel della Capitale ammontarono a 26 milioni 527 mila presenze. Cinque anni più tardi, invece, la città registrò un lieve calo, fermandosi a 26 milioni 420 mila presenze. Gioco forza, anche l'offerta ricettiva è aumentata con molta parsimonia. Nello stesso arco temporale, infatti, il numero degli alberghi è aumentato solo di 57 unità per poco più di 5 mila posti aggiuntivi. Mentre le strutture economiche sono quasi scomparse. Dei 127 hotel a una stella ne sono rimasti 97 e dei 214 a due stelle, appena 180.

Ma in questo scenario si inserisce un dato, che sarebbe pur comprensibile di fronte a una crescita delle presenze turistiche, ma che invece si spiega con difficoltà. Nello stesso quinquennio preso in esame, le strutture ricettive "sostitutive" (più banalmente i B&B) a livello nazionale sono passate dalle 2.141 del 2010 alle 176.870 del 2015 e ben 18.546 insistono proprio su Roma e sul centro storico.

Ed è su queste realtà - che contemplano anche le case vacanze - che la Guardia di Finanza ha voluto far chiarezza. Dal bilancio delle attività di controllo per il contrasto all'evasione nel settore turistico-ricettivo, le fiamme gialle, nel 2016, hanno controllato nella Capitale  631 B&B. Di questi, ben 363 (più della metà) sono risultati irregolari per un'evasione di oltre 3,5 milioni di euro. Nel dettaglio, 62 gestori sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per non aver comunicato le generalità degli ospiti alle autorità di pubblica sicurezza, impedendo di fatto - in un periodo di massima allerta - il monitoraggio delle persone, soprattutto straniere, che hanno soggiornato nella Capitale. Ancora: svariate le posizioni lavorative irregolari o completamente in nero rilevate.

A rimetterci, ma non solo nel 2016, è anche il Campidoglio. Se infatti agli alberghi della città viene imposto il pagamento della tassa di soggiorno, le strutture ricettive alternative una volta su due evitano l'imposta. Il danno erariale è pesantissimo e si aggira ogni anno tra i 30 e i 40 milioni. 

Ma non finisce qui, perché nella Capitale una fetta considerevole nel settore turistico la ricoprono anche le strutture ricettive religiose. Ostelli o pensionati che, sempre secondo la Federalberghi, sono aumentate nel corso dell'ultimi decennio del 5%. Ad oggi queste realtà sono 350 e accolgono circa il 30% della richiesta di posti letto. Considerati i prezzi calmierati che per vocazione adottano, il fatturato medio di queste strutture è inferiore del 10-15% rispetto a un tradizionale hotel a tre stelle eppure il 40% di questa offerta ricettiva complessiva non paga l'Imu. A tradurlo in numeri - secondo l'Anci - su Roma questo mancato gettito varia dai 40 ai 100 milioni di euro ogni anno. 
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