Bracciano, GoogleArts svela i segreti del Castello Odescalchi
di Laura Larcan
Il Castello Odescalchi si racconta con un grand tour digitale. C’è quella suggestione un po’ magica in stile Alice nello specchio, ma soprattutto il gusto di un Viaggio delle meraviglie. Basta un computer o un cellulare e la tecnologia svela l’arte più autentica per offrirla agli occhi del mondo.

Da una zoomata sul lago di Bracciano, si conquista con un clic la collina su cui si erge possente ed elegante il maniero rinascimentale. I giochi sofisticati di street view fanno il resto: si supera il cancello monumentale, si entra nella corte, si vola di torre in torre, per entrare nei saloni e scoprire le storie di condottieri, principesse, affreschi titanici e arredi millenari. Il Castello Odescalchi diventa la prima dimora storica italiana a raccontarsi su Google Arts & Culture, la famosa piattaforma digitale dedicata ai luoghi della cultura, accessibile da tutte le persone connesse, da Tokyo a Los Angeles.

«Non c’è nessun pregiudizio che la visita digitale possa sostituirsi a quella vera, perché questo progetto tecnologico vuole essere un’anteprima il più possibile divulgativa, e se vogliamo anche democratica, di un patrimonio storico e paesaggistico. L’obiettivo è di far conoscere ancora di più nei suoi dettagli il castello», racconta la principessa Maria Pace Odescalchi, fautrice del progetto presentato ieri sera nella residenza romana di piazza SS. Apostoli, insieme alla direttrice di Google Arts Giorgia Abeltino. L’idea di aprire sempre più la dimora di famiglia al grande pubblico, con progetti di valorizzazione innovativi e originali, sempre votati alla salvaguardia del tesoro, l’ha ereditata dai genitori Livio e Annamaria, i primi, negli anni 70, a schiudere i cancelli.

E sullo schermo si respira comunque la storia: «Anche perché non si tratta di una ricostruzione virtuale del castello, ma di immagini autentiche», avverte la principessa. Ci sono voluti un anno e mezzo di lavoro, tra fotografie e mappature digitali del castello, «sorto per volere degli Orsini, famiglia tra le più potenti del ‘400, dal patrimonio terriero immenso, che decantavano le proprie origini nel mito, con quel primo Ursus allattato da un’orsa», racconta il professore Paolo Alei curatore scientifico, con cui il Castello Odescalchi si prepara a consolidare il suo ruolo di centro studi sul Rinascimento. Di sala in sala, nel tour hi-tech, ecco inanellarsi le vicende di cavalieri, donne, principesse, arredi (come la straordinaria collezione di antichi cassoni nuziali) fino all’arte: «Uno su tutti il grande affresco di Antoniazzo Romano che ora, tramite Google Arts, diventa visibile in tutti i suoi dettagli», spiega la principessa Odescalchi. Ad applaudire l’esperimento, sono intervenuti anche Antonio Lampis direttore generale dei musei del Mibact, curioso e sensibile a tutti i progetti multimediali applicati all’arte, e il produttore cinematografico Giampaolo Letta.
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